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    March 27

    Ecco la prova che i fantasmi esistono

    «Ecco la prova che i fantasmi esistono »

    Un concorso online premia la foto a un castello di Edimburgo: a sorpresa spunta una sagoma misteriosa

    LONDRA (Gran Bretagna) - Questa volta nemmeno lo zaino protonico dell’Acchiappafantasmi Dan Aykroyd avrebbe potuto fare qualcosa di fronte alla figura in abito di corte apparsa come per magia dietro alle sbarre di una finestra di un castello scozzese. Già, perché per migliaia di persone sparse in ogni parte del mondo, quell’immagine, catturata dalla macchina fotografica di un amatore nel maggio dell’anno scorso al Tantallon Castle, vicino Edimburgo, sarebbe la prova tangibile dell’esistenza dei fantasmi, tanto da vincere un concorso online lanciato quasi per gioco tre settimane fa dal professor Richard Wiseman dell’università dell’Hertfordshire nell’ambito dell’International Science Festival di Edimburgo. L’esimio psicologo avrebbe, infatti, invitato coloro che erano in possesso di foto di fantasmi a spedirgliele via mail e il risultato sarebbe andato ben oltre le sue stesse aspettative, visto che gli sono arrivate centinaia di immagini da ogni parte del mondo e le migliori 50 sono state poi votate da 250mila persone, chiamate a scegliere quella, a loro giudizio, più convincente.

    VINCE IL FANTASMA DEL CASTELLO SCOZZESE - E l’immagine catturata nel castello scozzese si è aggiudicata il 39% delle preferenze. «Molte foto erano spazzatura – ha raccontato Wiseman al Times– perché la manipolazione umana era evidente, ma l’elevato numero di scatti che ho ricevuto dimostra quanto la gente abbia bisogno di credere nell’esistenza dei fantasmi e questo riguarda persone di ogni cultura e nazionalità». Ciò, però, non significa che lo psicologo creda agli spettri. Anzi, a suo dire, potrebbe trattarsi solo di uno scherzo della luce, «sebbene l’immagine sia effettivamente molto curiosa», ha convenuto Wiseman. Ma a differenza dei falsi ectoplasmi che avrebbero fatto la felicità dei Ghostbusters cinematografici, la figura in abiti elisabettiani ha subito colpito per la sua autenticità, tanto che successive analisi condotte da tre esperti di Photoshop (il noto software specializzato nell’elaborazione di fotografie) hanno confermato la mancanza di qualsivoglia intervento umano. In altre parole, la foto sembra vera. E, quindi, il fantasma ci sarebbe davvero, anche se i più scettici insistono nel dire che si sia trattato di un insolito riflesso della luce sul muro e sulle grate della finestra. Per la verità, l’autore dello scatto, Christopher Aitchison, non si era minimamente accorto di quanto avesse immortalato sul momento, ma è stato solo al ritorno dall’escursione al castello di Tantallon, quando ha riesaminato le immagini, che ha scorto il fantasma fare capolino dalla finestra. «Ho scattato la foto alle 3 del pomeriggio – ha spiegato Aitchison al Daily Mail – e non mi sono accorto di nulla mentre scattavo. Solo una volta tornato a casa ho visto la presenza anomala».

    GIACOMO V - Secondo gli studiosi della materia, lo spettro fotografato dall’escursionista apparterrebbe, in realtà, a Giacomo V, il re scozzese imprigionato nel castello di Tantallon attorno al 1520, quand’era poco più che un ragazzo, ma nessuno sa spiegarsi il motivo per il quale il fantasma sarebbe ora tornato. Oltre a quella risultata poi vincente, un’altra immagine ha catturato l’attenzione dei partecipanti alla ricerca di Wiseman: in questo caso, ritrae un volto umano nello specchietto retrovisore di un’auto vuota.

    March 23

    Fotografa Ufo per caso: "Non si vedevano ad occhio nudo"

    Photograph taken by Derek Burden of the London skyline which shows four UFO's in the sky
     

    LONDRA - Un operaio che stava lavorando sul tetto di un palazzo di Convent Garden, a Londra, ha fotografato con il cellulare quello che lui ritiene sia una squadriglia di oggetti volanti non identificati (Ufo). Il bello è che non se ne era nemmeno accorto. Solo dopo aver scaricato sul computer le foto del panorama della capitale britannica, oltre al Big Ben, Westminster e il London Eye sono apparsi ben quattro-Ufo-quattro.

    «SONO STATO FORTUNATO» - Le istantanee di Derek Burton sono state pubblicate dal Daily Telegraph. Burton stava lavorando al 16esimo piano dell'Orion House quando ha deciso di prendersi una tazza di caffè e scattare con il cellulare alcune foto della città vista dall’alto, per portarle alla moglie che non frequenta spesso il centro della capitale. Soltanto dopo qualche giorno ha individuato quattro dischi volanti. La fonte assicura di non aver ritoccato le foto né di avervi notato all’inizio nulla di strano: «Penso di essere stato solo fortunato. Queste forme non erano visibili a occhio nudo, quindi non le ho nemmeno centrate con l’obiettivo», ha dichiarato al Telegraph.

    March 06

    Nel 2012 sapremo se ci sono pianeti atti ad ospitare la vita

    Parte Keplero, il primo cacciatore
    spaziale di pianeti extrasolari

    Venerdì decollerà da Cape Canaveral e volerà su un’orbita intorno al Sole

    MILANO -
    Keplero è pronto per la sua missione. Venerdì decollerà da Cape Canaveral e volerà su un’orbita intorno al Sole dalla quale svolgerà il suo ruolo di primo cacciatore spaziale di pianeti extrasolari. Questo satellite alto quasi cinque metri era atteso, possiamo dire, dal 1995 quando si scopriva il primo pianeta attorno ad un’altra stella. Da allora la corsa a coglierne di nuovi compiuta con osservatori terrestri ha portato alla costruzione di un catalogo di circa 340 oggetti di varia natura ma perlopiù di grossa taglia analoga al nostro Giove e per questo definiti gioviani. Qualcuno più piccolo, forse anche roccioso, sembra sia stato individuato ma si tratta sempre di ambienti più o meno infernali dove è impossibile immaginare qualche forma di vita.

    LE TECNICHE - Le tecniche per scovarli sono abbastanza semplici e dicono comunque dell’esistenza senza ovviamente offrirne alcuna immagine. Una presunta foto l’ha raccolta soltanto il telescopio spaziale Hubble, ma si tratta di un’immagine più che altro simbolica capace di non raccontare poco. Le tecniche finora in grado di rilevarli si basavano o su una variazione della posizione della stella determinata dalla gravità del pianeta circostante oppure su una alterazione della sua luminosità quando il pianeta transitata davanti. Per queste ragioni si voleva andare nello spazio con un telescopio che evitasse i disturbi dell’atmosfera terrestre i quali rendevano difficile l’interpretazione dei dati.

    TELESCOPIO DI 1,7 METRI - Keplero il nuovo satellite della Nasa è nato a tal scopo e con il suo telescopio di 1,7 metri di diametro e dotato di 95 milioni di pixel per registrate l’immagine punterà l’occhio verso la costellazione del Cigno sorvegliando per tre anni e mezzo e con costanza un’area ampia circa dieci gradi equivalente a 20 lune piene. In questo modo controllerà centomila stelle ogni mezz’ora rilevando le attenuazioni di luminosità date dal transito di eventuali pianeti. Nella zona ci sono già quattro dei 340 pianeti finora individuati e quindi Keplero partirà dall’osservazione di questi utilizzandoli per calibrare la sua capacità visiva.

    CONFRONTO TERRESTRE - Occorreranno mesi per riuscire a individuare nuovi corpi planetari e quando si scoveranno si dovranno effettuare profonde verifiche anche con i telescopi terrestri per raccogliere ulteriori conferme. Ma le caratteristiche del satellite sono tali da consentire di scendere nella taglia delle osservazioni e trovare pianeti simili nella dimensione alla Terra. «Fra quattro anni – dice con grande ottimismo Alan Boss della Cornell University e parte del team scientifico della missione - potremo contare molte nuove terre. Rimarrà tuttavia da scoprire se queste sarebbero anche in grado di ospitare la vita». Non sarà facile ma un primo passo significativo si sta per compiere.

    March 02

    Oggi sfiorata catastrofe

    IL SUO IMPATTO AVREBBE IL POTERE DISTRUTTIVO DI 2MILA BOMBE ATOMICHE

    Ore 14,44: sfiorati dall'asteroide

    Passaggio ravvicinato alla Terra di un corpo celeste di 40 metri di diametro

    ROMA - E’ solo un macigno cosmico di una quarantina di metri di diametro, un mini-asteroide, ma nei giorni scorsi ha tenuto col fiato sospeso gli addetti alle varie reti di monitoraggio dei corpi minori del sistema solare, impegnati a calcolare orbite e a valutare i potenziali pericoli di questi oggetti. Alla fine si è raggiunta la certezza che 2009 DD45 -questa la sua sigla- avrebbe sfiorato la Terra lunedì 2 marzo alle ore 13,44 di tempo universale (14,44 ora europea), passandoci ad appena 72 mila chilometri, circa il doppio della distanza in cui vengono posti i satelliti geostazionari, per fortuna senza alcun rischio di caderci addosso.

    DUEMILA ATOMICHE - Solo un brivido, al pensiero di essere sfiorati da un corpo celeste che, per dimensioni, è paragonabile a quello che si è abbatté il 30 giugno 1908 nella regione di Tunguska, in Siberia, scatenando un’esplosione equivalente a mille bombe atomiche come quella di Hiroshima e distruggendo oltre duemila chilometri quadrati di foresta. Insomma, piccolo sì, ma potenzialmente distruttivo.

    TRAIETTORIA - Più i telescopi e gli strumenti di monitoraggio dei fenomeni celesti diventano sensibili e perfezionati, più cresce la consapevolezza che la Terra è un facile bersaglio per questo tipo di corpi, molti dei quali, in passato, devono essere caduti in mare o in zone disabitate, senza che fosse lanciato alcun tipo di allarme. Ora, grazie anche ai nuovi sensori automatici digitali, molti piccolissimi asteroidi che transitano sullo sfondo del cielo stellato, vengono immediatamente segnalati e, dopo una serie di osservazioni, è possibile calcolarne le traiettorie, con una precisione tale da stabilire la loro innocuità ovvero le probabilità di impatto con la Terra. Secondo le ultime valutazioni, il punto di maggiore avvicinamento dell’asteroide al nostro pianeta si trova sul Pacifico, poco a Ovest rispetto all’isola di Tahiti. L’asteroide 2009 DD45 è stato fotografato il 27 febbraio scorso come una debolissima stellina di 19 grandezza, mentre transitava fra le stelle. Ora, in coincidenza col suo massimo avvicinamento, la sua grandezza stellare è salita fino a 13, diventando accessibile anche ai piccoli telescopi. Così, dall’Australia fino alla Polinesia, cioè nei luoghi più favorevoli all’avvistamento del passaggio radente, è tutto un rimbalzare di messaggi via Internet fra gli appassionati di astronomia per osservare l’evento. Quanto agli altri recenti passaggi ravvicinati di asteroidi, per quanto se ne sappia, il record è detenuto da un altro frammento, chiamato 2004 FU162, che il 31 marzo del 2004 è passato ad appena 6.500 km dalla Terra: un vero miracolo che non ci sia finito addosso.